Le Tradizioni di Lanciano
La Processione di Giovedì Santo e quella di Venerdì Santo
La processione degli Incappucciati
Le tradizionali manifestazioni della settimana santa sono rinnovate e curate dall’ arciconfraternita “orazione e morte” di San Filippo Negri costituitasi ai primi dell’ 600 e attualmente formata da oltre 400 confratelli chiamati dal popolo gli Incappucciati.
La sera del giovedì santo, partendo dalla chiesa di Santa Chiara, si percorrono in silenzio alla luce delle fiaccole accese le vie dei quartieri storici facendo rivivere le ore della penitenza nella notte del tradimento di Cristo. I confratelli fanno ala e corona a un ignoto cireneo che a piedi nudi e a espiazione dei peccati trascina la pesante croce del calvario. Il corteo avanza in un’ atmosfera di grandi emozioni a rompere il silenzio sono le note della raganella un antico strumento di legno.
Storia e origini dell'Arciconfraternita "Orazione e Morte di San Filippo Neri"
Il valido intervento di Giuseppe Fontana ha chiarito tanti usi e abitudini dell'Arciconfraternita "Orazione e Morte di S. Filippo Neri" di Lanciano. Questa Confraternita realizza la processione del Venerdì e del Giovedì Santo ogni anno e Giuseppe Fontana, lui stesso confratello, ha chiarito aspetti non molto noti sulla scelta del Cireneo, sul ruolo svolto dalla Congrega nel nostro territorio nel passato. La processione è molto suggestiva e attraversa la parte antica della città, un elemento fondamentale è, appunto, il Cireneo che porta scalzo la croce sulle spalle. Questi è incappucciato poichè il suo nome è segreto. Nell'intervento si parla di ciò e di tanti altri fatti relativi alla Pasqua della nostra città. Clicca sui video sotto pubblicati e conoscerai altri aspetti! BUONA VISIONE!!
Video n.1
Video n.2
Video n.3
La Sqije di Cesare Fagiani
Le tradizioni lancianesi natalizie
Il 23 dicembre è un giorno speciale per chi è nato e continua a vivere a Lanciano, il dolce e ripetuto rintocco della campana della torre civica che suona dalle ore 18 alle ore 19, ricorda ad ognuno di pregare e perdonare.
Tutti tornano nelle proprie case per pregare, scambiarsi auguri e regali, in un rituale di pace e di concordia che continua a tutta la caratteristica di usanza antica.
Secondo la tradizione, la squilla ricorda il viaggio di un arcivescovo di Lanciano, monsignor Tasso, il quale ogni anno compiva dal 1588 al 1607, a piedi scalzi un pellegrinaggio dal suo palazzo alla chiesetta dell’ Iconicella distante circa 3 km, in segno di penitenza e per ricordare il viaggio dei pastori verso la grotta di Betlemme.
Molti fedeli lo accompagnavano per ascoltare le sue omelie di pace. Durante il pellegrinaggio la campanella suonava senza mai fermarsi, si fermava soltanto al rientro del vescovo nel suo palazzo.
Per i lancianesi la campanella della squilla è il simbolo e il rito del Natale in tutto il suo complesso significato.
Nonostante gli innumerevoli cambiamenti rispetto al passato, questa tradizione non è ancora scomparsa e la sera dell’ antivigilia di Natale la campana si fa ancora sentire i suoi rintocchi e apre le feste natalizie.
Il 23 dicembre 1984 si è svolta la prima riedizione di tale tradizione. Ogni anno si può assistere al pellegrinaggio dal centro città alla chiesetta dell’ Iconicella.
Ciascun fedele porta in mano una candela, le fiammelle delle decine e decine di candele illuminano il corteo che avanza avendo come sottofondo il suono delle magica campana.
Chi non partecipa al corteo può accendere una candela nella propria abitazione.
La squilla si potrebbe definire la festa della famiglia a Lanciano e forse in nessun’ altro giorno dell’ anno il legame familiare è cosi tenacemente sentito; la campanella è il segno della pace.
